Un pensiero sugli eventi

Data:

lunedì, 07 marzo 2022

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Un pensiero sugli eventi

Da diversi giorni mi dico che è necessario scrivere qualcosa, un messaggio istituzionale sui gravi fatti che stanno accadendo. Non riesco a scrivere nulla che non sia banale, scontato.

Allora provo a prenderla alla lontana. Scelgo come colonna sonora dei miei pensieri la canzone di Blanco “Blu celeste”. Non c’entra niente con la guerra, ma parla del dolore della perdita. Racconta di un pensiero fisso che quotidianamente tormenta il cuore, anche solo guardando il meraviglioso colore del cielo.

Non riesco ad immedesimarmi nella sofferenza di chi da un giorno all’altro ha perso tutto. Di chi vive nel terrore di non sapere se domani ci sarà ancora, se ci saranno i suoi cari, se l’incubo finirà.

Non ci riesco da madre. Come quelle leonesse che proteggono a tutti i costi i loro cuccioli, non riesco a figurarmi quelle donne che cercano di far addormentare i loro figli quasi serenamente, sapendo che potrebbero non svegliarsi più. Non ci riesco perché mi fa stare male. Non ho le parole per descrivere le mie emozioni.

Quando non si ha da dire nulla, perché si è annichiliti da eventi che non si credeva possibile veder accadere, converrebbe tacere.

Poi penso che devo parlare. Devo farlo. Perché io sono l’adulto. Io sono la Dirigente. Devo sostenere la mia comunità, i miei figli.

Ma non ho la forza di fare proclami, quindi faccio un passo indietro. Dico solo quello di cui secondo me tutti noi abbiamo bisogno e soprattutto i bambini. I nostri bambini e quelli che arriveranno.

Essere abbracciati stretti, essere rassicurati, essere accolti. Poter esprimere le proprie emozioni: la rabbia, la paura, la tristezza, il dolore. Sapere che non esiste un modo giusto o sbagliato di sentirsi. Sapere che ci vorrà del tempo per tornare ad essere felici, per cercare di dimenticare o di convivere con i ricordi. Provare a vivere una vita “normale”, nella speranza che tutto questo finisca il prima possibile. Fare qualcosa per gli altri. Tutti gli altri. Tutti coloro che hanno bisogno. Non avere vergogna nel lasciarsi andare al pianto.

Nessuno dovrebbe vivere l’orrore che si sta consumando in questi giorni.

Gli aiuti materiali sono fondamentali, ma lo è anche il supporto emotivo. Solo stando vicini ed uniti si può affrontare la paura di quello che verrà. Nella nostra scuola noi vogliamo stare accanto a tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze che sono scioccati dagli eventi di guerra. Vogliamo accogliere tutti coloro che busseranno alle nostre porte. Cercheremo di farlo con il sorriso, anche se con la morte nel cuore.

I docenti capiranno quando è il momento di parlare e quando è il caso di tacere. Non tutti reagiscono nello stesso modo, non dobbiamo necessariamente dimostrare con cartelloni e bandiere che ripudiamo la guerra, se il continuo parlarne turba la serenità dei bambini. Abbiamo il dovere istituzionale di rispondere alle domande, di guidare ad un pensiero che rispetti i diritti umani e civili della persona, senza necessariamente forzare le argomentazioni. Rispettiamo i tempi dei nostri alunni. Sono piccoli, sono fragili e indifesi e dovrebbero solo vivere nella gioia. Stiamo loro vicino in questo viaggio con delicatezza. Educhiamoli a volersi bene l’un l’altro con l’esempio. Riflettiamo sul fatto che nulla è scontato, mettiamo da parte i conflitti inutili, le antipatie che ci sono anche fra adulti, tra i maestri, le maestre, le professoresse, i professori, le mamme e i papà. Ci è ormai chiaro che tutti noi siamo un battito di ciglia nella storia dell’umanità. Cerchiamo di vivere pienamente ogni attimo nel rispetto reciproco e nella capacità di sentire l’altro.

Di meglio ora non so dire.

La Dirigente